Ci hanno divisi in gruppi. Io ero con una ragazza bulgara e un ragazzo indiano e ci hanno dato l’aula 7. Sapevamo già che i nostri bambini avrebbero avuto dai 10 ai 12 anni e stavamo pensando alle possibili attività da fare con loro. 

Avevamo pianificato qualcosa, ma non appena siamo entrati in aula e tutti i bambini si sono alzati in piedi per salutarci, siamo rimasti un attimo in imbarazzo. 
Ci siamo presentati e quando è toccato a me ho detto ‘io sono ilaria e sono italiana, do you know italy?”

Un coro mi ha risposto di sì. 

“Bene e cosa?” 

Silenzio…

“Avete mai sentito parlare della Pizza?”

Nessuno mi ha risposto.
In quel momento un ragazzo si alza in piedi e timidamente cerca di dirmi qualcosa, sorridendo. 

Non capisco, gli chiedo di alzare la voce e ripetere, e lui, timidissimo, me lo ripete.
“Io so che l’Italia ha conquistato la Somalia e l’Eritrea” 
Me lo dice con orgoglio, perché vuole dimostrarci che almeno qualcosa sull’Italia la sanno. Non sapevano niente sull’India e nemmeno sulla Bulgaria. 
Credetemi che avrei preferito non sapessero niente nemmeno sull’Italia. 
Credo di essere sbiancata, ho sentito il cuore in gola e il peso sulle spalle di una realtà che sembra passata, ma che invece ancora esiste. 

Mi sono vergognata delle mie origini, del colore della mia pelle e persino di aver già fatto il biglietto di ritorno e aver segnato quindi definitivamente la mia uscita d’emergenza. 
Nonostante in quel momento non ci fosse nulla di giusto da dire, ho risposto che la guerra non esiste più e che siamo tutti amici. 

Alcuni mi hanno creduto.
In quel momento ho chiesto se volessero imparare una frase in italiano. 

Un coro eccitato mi disse di sì .

“C’mon let’s repeat together ti voglio bene”

“Ti voglio bene”

“It means I love you”
La reazione che avvenne in quel momento è stata una delle più belle della mia vita. 

Hanno iniziato tutti a ridere ed emozionarsi, si guardavano l’un l’altro come se avessero vinto qualcosa di speciale.
Ma quella scena è stata solo l’inizio, perché per tutto il resto del tempo, mentre giocavano e cantavamo, mi tiravano la mano e mi urlavano “ti voglio bene” in italiano. 
Alla fine della giornata avevo il cuore pieno di gioia. È stato rigenerante. 
Ma mi sento in colpa di avergli mentito, che siamo tutti amici e che la guerra non torna.

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