E ci risiamo.

Ogni anno arriva immancabilmente e imperturbabilmente quel periodo terribile, freddo angoscioso, notoriamente chiamato Natale.

Poi Natale si unisce al Capodanno e all’Epifania e fatevelo dire che è una trovata strategica per l’imprenditoria delle palestre di tutto il mondo.

Però poi finisce e se qualcuno non si perde durante carnevale, si arriva finalmente alla primavera.

Sole, mare, gite, frutta succosa e pieno di energia in attesa dell’estate.

Ma… c’è un ma.

Esiste la festa della donna. E anche quella del papà.

Lasciamo in disparte la festa della donna, che la trovo utile quanto gli addii al celibato e concentriamoci invece sulla festa del papà.

Ora torniamo indietro di circa 15 anni, quando avevo 8 anni e due weekend al mese mi toccava stare con papà.

La domenica mattina, alla Rai del tempo, era piaciuta tantissimo questa idea geniale che fu una trasmissione per bambini, trasmessa verso le 10 del mattino, chiamata “E’ domenica papà”.

Mi ricordo benissimo questa cosa perché una domenica ho detto a mio padre:

“Papà che cosa triste, se c’è qualche bambino che ha perso il papà e vede questa cosa piangerebbe tantissimo”

Anche perché oltre al nome infelice, l’intera trasmissione era basata su gite da fare coi propri padri, partite di pallone, pesca e quant’altro, con rientro a casa la sera, dove stava lì ad aspettarli per forza una Mamma.

Mio padre era rimasto in piedi al centro della stanza, cercando di dirmi qualcosa.

Era la stessa tecnica difensiva che utilizzava quando da bambina gli chiedevo di legarmi i capelli BENE, e fisso che la coda era storta.

Insomma non c’erano giustificazioni nemmeno per un adulto, o meglio, per papà. Perché papà non era un adulto qualsiasi, lui ero un gigante eroe. O un eroe gigante, fate voi.


Per me il 19 marzo è quel flash nel passato, in cui ero troppo piccola per capire, ma avevo già capito tutto.

Avevo perfettamente capito che le cose diverse dal comune fanno paura, comprese le famiglie diverse. Vedo che 15 anni dopo la situazione, almeno in Italia, è rimasta invariata.

E se tutte le prediche che subiamo ogni giorno servono (a detta loro) a proteggerci da ciò che è ingiusto e a farci crescere felici e forti, permettetemi di dire che forse c’è un errore.

In un mondo dove stiamo attenti al bullismo e ad ogni singola cosa che possa arrecare danno psicologico ad una persona, troviamo lecito che mi arrivino mail sui regali da fare al papà.

E riteniamo giusto ricevere 150 like ad un selfie “Tanti auguri papà”.

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