Praga è una città che ancora sto provando a comprendere. Il suo ben noto aspetto fiabesco si confonde spesso con una sorta di austero distacco che, quando la si osserva dall’alto, la rende apparentemente scostante come una vecchia signora permalosa. Quando però torno giù, per le strade, la città mostra il suo aspetto più amichevole e romantico, un “je ne sais quoi” che non mi aspettavo di trovare in una città che mi ha accolta con una temperatura di -13 gradi (il pregiudizio “temperature gelide-cultura gelida” si rivela sempre sbagliato, ma lo si scopre con il senno del poi). La prima cosa che mi ha colpito quando, dopo aver indossato ogni capo del mio armadio per sfidare il gelo, sono uscita dalla fermata della metro, è stato vedere la meraviglia della mia nuova città, della mia nuova casa, coperta da un silenzioso manto di neve. Non ho più fatto caso al freddo, non ho più pensato che forse non ero adatta a quelle temperature: era semplicemente bellissima, perfetta, innevata ed incantata come ci si aspetta che Praga sia nell’immaginario fiabesco che la circonda. In realtà era anche meglio di così. Ho attraversato il Charles Bridge incorniciato da un cielo bianco accecante e carico di neve, con le sculture che lo adornano coperte di un leggero strato di ghiaccio, e ho pensato che nulla potesse essere più perfetto in quel momento: era IL momento per essere lì, e non poteva essere altrimenti. La città era avvolta dal silenzio che solo la neve sa regalare: questo è stato il mio primo vero incontro con la meravigliosa città che voglio definire ‘mia’. Ora le temperature si stanno facendo più miti, la neve è solo un ricordo e i colori della città sono più caldi. Se dovessi abbinarla ad un nuovo colore, dopo il bianco di fine gennaio, direi che adesso la città è color ocra, con la sua terra spoglia, il timido sole che cerca di scaldarla e i rami nudi che tento di inserire in ogni mio scatto, perché non ho ancora trovato una cornice migliore per gli scorci di questa città. È passato poco più di un mese dal mio arrivo a Praga, non è molto, eppure il cambiamento è già iniziato: in me, nei miei occhi, nel mio modo di pensare. Credo sia un regalo che chiunque ha la fortuna di sperimentare la vita all’estero, seppur per un breve periodo, riceve e a sua volta dona. Come a voler passare un testimone che dimostra la volontà di mettersi in gioco, sperimentare una vita che non è quella del turista, ma del viaggiatore consapevole, del cittadino in una realtà che gli apparterrà anche solo per poco. Ora guardo con gli occhi di chi vive, non con quelli di chi passa e poi va via, per tornare ad una normalità che nulla ha a che vedere con i luoghi che che ci si lascia alle spalle. Riconosco i suoni, i colori, i profumi, questa città è ora la mia casa, anche se per pochi mesi. E quando osservo con sguardo attento i turisti che si affrettano per le vie, scattando foto frettolose prima di recarsi verso la prossima meta, sorrido tra me e penso a quanto sono fortunata a poter tornare, in quello stesso posto, anche domani; poter scattare la stessa foto all’alba, oppure nel cuore della notte, senza essere interrotta dal chiassoso viavai di turisti, poter dire con certezza che il momento migliore per vivere le vie della Città Vecchia sia il tramonto, avere l’irremovibile certezza che, per quanto mi sforzi, non azzeccherò mai l’uscita giusta della metro a Mustek perché, come ad Hogwarts, “alle scale piace cambiare”. Sapere che passeggiando sulle rive del fiume potrò osservare il riflesso silenzioso delle luci che illuminano il Castello, e un attimo dopo ritrovarmi nel chiasso dei turisti che affollano le vie principali. Sapere che le notti qui sono infinite, e che la gente balla davvero come che nessuno la stesse guardando (forse anche troppo), ma nonostante questo suo modo un po’ antiquato balla con tutta se stessa fino a quando il locale chiude. E poi ti ritrovi nel fresco frizzante del mattino a salutare chi la metro, alle 6 del mattino, la prende per andare a lavorare, mentre tu torni a casa e ti metti a dormire, ma poi ti svegli comunque perché c’è il sole, e a Praga, ancora per un po’, non puoi permetterti il lusso di sprecare una giornata di sole. Il bianco accecante di gennaio è ormai solo un ricordo, ora siamo nel marzo color ocra, e mi aspettano ancora dei mesi per scoprire quali bellezze, e colori, Praga ha da offrirmi, quali vicoli e angoli nascosti deve ancora svelarmi, quali risate, emozioni, quanta vita ha da darmi ancora la mia nuova casa. Al prossimo colore.
Carla Schintu 


Annunci